Introduzione: La fibrillazione atriale non valvolare (FANV) rappresenta l’aritmia cardiaca più comune ed è associata a un aumento di 5 volte del rischio di ictus ischemico. Nonostante le linee-guida raccomandino la terapia antitrombotica per la prevenzione di ictus nei pazienti con FANV con rischio moderato o alto, sono limitate le conoscenze circa l’influenza del livello di rischio sulla scelta della terapia antitrombotica. Scopo.
Lo scopo dello studio è stato quello di valutare il livello di aderenza alle linee-guida nella prevenzione del rischio tromboembolico in pazienti con FANV. Metodi. È stato condotto uno studio di coorte utilizzando i flussi di dati amministrativi di una Azienda Sanitaria Locale della Regione Campania (~1.000.000 abitanti).
I soggetti sono stati classificati con FANV se hanno subìto almeno un ricovero per fibrillazione atriale tra luglio 2013 e giugno 2014 senza procedura di cardioversione o l’ablazione cardiaca durante il periodo di identificazione e senza una precedente diagnosi o procedura valvolare. La coorte è stata classificata in base alla prima terapia antitrombotica ricevuta durante i 6 mesi successivi alla data di dimissione ospedaliera.
I pazienti sono stati classificati in basso rischio di ictus ischemico (BR, punteggio = 0), moderato (MR, punteggio = 1), e alto (AR, score≥2) utilizzando lo score CHA2DS2-VASc. È stata effettuata una regressione logistica multivariata per valutare l’influenza del rischio di ictus sulla scelta della terapia anticoagulante quale, antagonisti della vitamina K verso nuovi anticoagulanti orali (NAO). Risultati. Sono stati identificati 1963 pazienti: 4,9% BR, 7,6% MR e 87,5% dei pazienti AR. Il 36,4% dei soggetti identificati non ha ricevuto una terapia antitrombotica (BR: 56,7%, MR: 55,0%, AR: 33,7% dei pazienti).
Gli antagonisti della vitamina K sono stati prescritti al 17,0% dei soggetti (BR: 10,3%, MR: 12,1%, AR: 17,8%), NAO al 12,7% (BR: 10,3%, MR: 8,1%, AR: 13,2%), l’aspirina a basse dosi al 17,5% (BR: 13,4%, MR: 15,4%, AR: 17,9%), altri antiaggreganti al 12,3% (BR: 7,2%, MR: 6,0%, AR: 13,2 %). Il rischio di ictus ischemico non è risultato significativamente associato alla scelta del farmaco anticoagulante.
Conclusioni: Un’alta percentuale di pazienti con FANV ad alto rischio embolico non ha ricevuto una prescrizione di anticoagulante orale. In contrasto con le recenti linee-guida, l’aspirina a basse dosi è ancora largamente prescritta anche in pazienti AR. La stratificazione del rischio embolico del paziente non sembra influenzare la scelta del farmaco anticoagulante orale.
Parole chiave: Database amministrativi, farmaco epidemiologia, fibrillazione atriale non valvolare, real world data, terapia anticoagulante orale.
